NOTA BIOGRAFICA



Sergio Tuis: S. Donà di Piave (Ve) 16-08-1935, Cermenate (Co) 02-03-2019.
Nato in provincia di Venezia in una rimpatriata della madre, ma ritornato subito dopo a Domont, 18 km a nord di Parigi, dove la famiglia risiedeva dal 1924. Il ritorno definitivo in Italia avvenne durante la II guerra mondiale, dopo che i nazisti invasero Parigi. Tuis ricorda che il padre, scultore per diletto, aveva portato lui e il fratello Aldo a visitare il Louvre “per far loro vedere quanto erano bravi gli artisti italiani presenti in quel museo”. A 8 anni frequentò la prima elementare, già frequentata, l'anno prima in Francia. Prese molto seriamente la scuola, anche perché allora parlava solo francese: tanto seriamente che in quinta elementare la sua pagella, che ancora conserva, fu la migliore della classe: tutti 9 e 10. Quando su S. Donà divennero frequenti i bombardamenti angloamericani la famiglia sfollò in un vicino paesino. Chiesanuova. Ed egli ricorda quel periodo come il più felice mai vissuto. Fra l'altro per l'amicizia col figlio del mugnaio, Umberto, maggiore di lui di un paio d'anni, che lo avviò alla lettura dei romanzi d'avventura, cominciando da Emilio Salgari, del quale già a 15 anni Tuis ne aveva letto oltre una sessantina. Sergio in quegli anni seguiva molto i pittori paesaggisti della “Piave Vecchia”, fiume liscio come l'olio, dove tutto si rifletteva, con effetti molto suggestivi. Aveva anche cominciato a disegnare accanitamente, a conoscere i fumetti e a dipingere all'acquerello. Nella primavera del 1951 egli raggiunse a Milano una famiglia di parenti un po' alla lunga, perché aveva deciso che voleva frequentare la “mitica” Accademia di Brera, scoperta tramite La Domenica del Corriere. Fu un sogno impossibile per svariati motivi. Alla fine di quell'anno anche la famiglia arrivò in Lombardia. Si stabilirono quindi a Seveso. Dal 1952 Sergio frequentò la Scuola Superiore D'Arte del Castello Sforzesco dove si distinse ottenendo il 1° premio nell'anno 1952-53. L'anno dopo venne iscritto d'ufficio alle superiori, saltando un anno. Ottenne il 2° premio nel 1953-54, il 1° premio nel 1954-55 e il 2° premio 1955-56 - mai ritirato - quando già aveva cominciato a disegnare fumetti nello studio di Roy D'Ami (Rinaldo Dami), risolvendo così il problema di guadagnarsi da vivere. Due anni dopo frequentò anche i corsi del nudo a Brera. Era del tutto conquistato dalla pittura. Acquistò fin dal primo numero il mensile “Sele Arte” diretto dal Ragghianti che, ancora oggi, considera formativo per lui. Ma anche i libri d'arte della B.U.R. E da allora non smise più di tenersi informato sulle cose dell'arte. Fu un grande collezionista di fumetti di tutto il mondo e di riviste e libri di ogni genere. Fece anche parte della commissione della biblioteca di Seregno. Impegnandosi per l'ampliamento dell'orizzonte librario con volumi di tipo alternativo, prodotti da scrittori che oggi figurano fra i massimi esponenti del mondo letterario come B. Brecht, in opposizione all'impiego dei fondi pubblici per l'esclusiva ennesima acquisizione di costose collane di vangeli. Divenne un assiduo visitatore di tutte le gallerie da quelle di via Brera fino alla Galleria del Naviglio alla fine di via Manzoni. Non mancò le grandi mostre presentate allora al Palazzo Reale – da Picasso al '600 olandese, dalla scuola napoletana all'impressionismo, ecc. E visitò innumerevoli volte la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi-Pezzoli, la Galleria d'Arte Moderna di via Palestro, il Museo del Castello Sforzesco, il P.A.C. ecc... Lavorava a Milano, prima in via dell'Unione e poi, sempre con Dami, alla Torre Velasca. Lavorò per l'Inghilterra, la Francia, la Germania e anni dopo perfino per gli U.S.A. Nel 1965 si sposò e la moglie, Renata, divenne, ben presto, una delle migliori letteriste dei fumetti, mestiere che porta avanti anche il figlio Omar. La famiglia si trasferì quindi nel 1970 a Seregno dove esisteva allora più di una galleria d'arte e dove risiedeva anche il fratello Aldo, al quale aveva tentato invano di insegnare a disegnare i fumetti, e che invece aveva cominciato a dipingere. Frequentò la galleria S. Rocco di Luciano Silva, in seguito ereditata da Pasqualino Colacitti – un animatore artistico come ne esistono pochi – al quale la città deve pure qualcosa! Tuis si allontanò gradatamente dai fumetti per realizzare il sogno di sempre, quello di fare il pittore. Per un decennio dipinse ed espose in Italia e all'estero, tenne una quarantina di personali e innumerevoli collettive. Partecipò a numerosi premi di pittura, ottenendo il primo premio in almeno una quindicina. Smise poi di partecipare ai concorsi accorgendosi che, con la formula del premio acquisto, ci rimetteva i dipinti migliori in cambio di premi quasi sempre inadeguati.
Ha vinto, dal 1978, 15 premi importanti in concorsi di pittura a carattere nazionale. Ha esposto per molti anni in località italiane quali: Milano, Seregno, Gradisca d'Isonzo, Lissone, Catanzaro, Porto S. Margherita, Como, Campobasso, Monza, Legnano, Bergamo, Roma, Torino, Brescia, Modena, Bologna, Pesaro, Intra, Angera, Trieste, ecc., e all'estero: Tokyo, Kyoto, Parigi, Tucuman. Hanno scritto di lui: G. Anglisiani, M. Biancorosso, G. Bono, F. Cajani, Pier Carpi, P. Couperie, P. Colacitti, F. Gualdoni, C. Moliterni, M. Galimberti, F. Jannone, A. Musiani, G. Rota, M. Potralupi, R. Tomasina, G. Traversi, A. Nania, M. Gerbi e altri. Sono apparsi scritti su: Il Telegrafo, L'Encyclopedie Mondiale de B. D., Personal, Il Messaggero Veneto, L'Eco, Il Subbio, Il Cittadino, Il Letterato, Il Gazzettino di Venezia, Il Piccolo di Trieste, Il Tempo, Il Giorno, Corriere Pittori e Poeti, La Brianza, Citichatters, La Provincia, Seregno Informazioni, D'Ars, L'eco di Bergamo, Brescia Oggi, La Prealpina, ecc... Sergio Tuis figura inoltre nel catalogo Rimeco 1982-83 a cura di G. Seveso, Chiasso. E' incluso nel volume "Segnalati Arte 83", il Calendario Edizioni, Firenze. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia, Svizzera, Francia, Polonia, Arabia Saudita e Argentina.

Ricapitolando, nel 1951 si trasferisce a Milano inseguendo i sogni artistici, frequenta la Scuola Superiore D'Arte del Castello Sforzesco di Milano e la Libera Scuola del Nudo di Brera, ma non ce la fa a vivere di sola pittura. Si dedicherà anche a quella che è un'autentica passione: i fumetti. Nel 1956 entra infatti a far parte dello studio di Roy D'Amy dove già ci sono i giovani Renzo Calegari e Carlo Porciani e, poco dopo, Giovanni Ticci. Nel 1957, pur prestando servizio militare a Perugia in qualità di marconista ha abbastanza tempo libero per disegnare, sempre tramite D'Amy e limitatamente a matita, alcuni episodi del western “le condor du desert” per il mensile Dakota dell'editrice Ratier di Parigi. Dopo i 18 mesi di “naja” eccolo nuovamente a Milano dove è nata nel frattempo l'agenzia “Creazioni D'Amy” con sede nella torre Velasca. Attraverso questa agenzia passeranno i maggiori disegnatori italiani e sudamericani occupati dal mercato fumettistico inglese. Per qualche anno Tuis lavorerà internamente alla Creazioni D'Amy dove trova stimolante essere gomito a gomito con i nuovi arrivati Aldo Di Gennaro, Giorgio Trevisan e Silvano Marinelli, ma anche con tutti quelli che saltuariamente si fermano a lavorare nello studio, fra gli altri: Hugo Pratt e Mario Faustinelli appena tornati dall'Argentina, poi Antonio Canale, Mario Uggeri, Nadir Quinto, Gino D'Antonio, Ferdinando Tacconi e tanti altri tutti bravi. Bravo fra i bravi quell'autentico “genio” che è Giorgio De Gaspari che spesso è nello studio per fare delle copertine. Tuis lavora, prima in collaborazione con Di Gennaro poi da solo, al personaggio Battler Britton per i settimanali Sun e Knockout della Fleetway pubblications. Continuerà poi realizzando numerosi volumetti di guerra, per la stessa editrice, fino al 1964. Questi lavori saranno in seguito pubblicati in Italia nella “Collana Eroica” della Dardo. Nel 1964, dopo qualche episodio per Radar e qualche copertina per Pecos Bill delle Edizioni Fasani, collabora a Kolosso della piccola casa editrice “Gli Amici” fondata da Faustinelli, Canale, Porciani e Paludetti. Passa quindi alla L.U.G. Di Lione disegnando gli ultimi episodi della serie “Slim” abbandonata da altro disegnatore. Realizza poi le lunghe serie di “Guillaume Tell” e di “Les anges de l'infer” su testi di Franco Frescura, che avranno notevole successo e saranno ristampati ancora di recente, a colori, dallo stesso editore (1984 – 1989).
Dal 1969 al 1971 realizza una decina di episodi di “Helga”, creata graficamente da Magni (Ingam), per Furio Viano editore, mentre dedica sempre più tempo alla pittura, mai del tutto abbandonata.
Nel 1969 collabora a “Essere” e “Personal”, riviste dalla vita effimera, con “Imperatrix 3000” un fanta/erotico di cui cura anche il testo. Esperienza importante solo perchè gli fa prendere coscienza di un fumetto più maturo e creativo. Del 1970 è la collaborazione a “Horror”, rivista di Gino Sansoni editore, diretta da Pier Carpi ed Alfredo Castelli. Qui ha la possibilità di lavorare non solo a china ma anche con delle stupende tavole a mezza tinta. È particolarmente rilevante la storia scritta da Castelli “L'importanza di essere Felice” che ancora oggi è presa a modello nelle scuole del fumetto.
Nel 1971/72 assieme ad Antonio Canale da vita a “Kirby Flint” che continuerà ad uscire in Francia anche dopo la cessata pubblicazione da noi. Nel 1971 è anche chiamato a collaborare al Corriere dei Piccoli che dopo qualche numero diventa Corriere dei Ragazzi. Dopo numerosi “liberi” da il via alla realizzazione di “L'Agente Senza Nome” su testi di Pier Carpi, che avrà notevole fortuna: risulterà infatti in testa alle preferenze dei lettori in due diversi sondaggi promossi dal Corriere stesso. Il personaggio durerà fino all'aprile del 1975 e finirà assieme all'ottima direzione del giornale da parte di Giancarlo Francesconi. Sergio, verso la fine coinvolgerà il cognato Italo Peratello (disegnatore esordiente) affidandogli il personaggio malauguratamente poco prima della chiusura della testata.
Dopo qualche copertina di fantascienza per “Gamma” e qualche illustrazione per Ennio Ciscato editore, Tuis da vita, su testi di Mario Sprea, sul neonato Lanciostory (numeri zero e uno), alla serie Ken e Dan continuata poi da altri. È infatti ormai la pittura che occupa la maggior parte del suo tempo. Ha ancora una collaborazione diluita nel tempo con “il Giornalino”, una decina di episodi, poi si dedica per quasi un decennio all'arte, con una pittura “metafisica” tutta particolare. Tiene numerose personali, fra le altre a Milano, Roma, Torino, Bergamo, Brescia, Como, Modena, Cremona, e Parigi. Innumerevoli le collettive, anche all'estero in Svizzera, Francia, Giappone e Argentina.
Nel 1983 esegue per un anno intero le copertine della rivista d'arredamento “Ambientare” dell'editrice Galfa, per la quale debutta anche nell'insolita veste di fotografo con un paio di servizi dall'estero. Lavora anche saltuariamente per la pubblicità.
Nel 1985 si lascia tentare da una collaborazione con la Walt Disney Productions U.S.A.: disegna la versione a fumetti del film “Return to Oz”, scritta da Castelli, che verrà pubblicato l'anno dopo anche in Italia dalla Mondadori con il titolo “Nel fantastico mondo di Oz”.
Dal 1986 Tuis lavora per la Sergio Bonelli Editore nella serie Martin Mystère (nn. 56-57-58-87-88) e Nick Rider (n. 42) contemporaneamente continua a dipingere. Negli anni '90 inizia anche un Mister No che lascia però incompleto e quindi non verrà mai edito. Passa poi per un breve periodo a lavorare per l’Astorina con un volumetto di Diabolik (n. 10 del 2000) e qualche altro fascicolo dello stesso personaggio edito in occasione delle fiere di settore. Torna quindi in seno alla Sergio Bonelli Editore, ancora con Mystère, prima con un piccolo episodio in Martin Mystère Presenta (n. 23) poi con Meteore nella serie normale, pubblicato il 10 aprile 2009. La sua ultima opera fumettistica è uscita in edicola a dicembre 2012 con un nuovo episodio del BVZM (Martin Mystère) dal titolo "La fine del mondo" su sceneggiatura di Luigi Mignacco di cui solo una decine di pagine disegnate da Giovanni Romanini per motivi di tempo. Dal 1996 si fa aiutare nei fumetti bonelliani anche dal figlio Dario con ricerche di materiale, modelli tridimensionali, retini e qualche disegno a matita, specialmente negli ultimi due episodi, quando agli ebbe terminato gli studi.

Il suo stile pittorico principale fu l'iperrealismo surreale e consisteva nel rappresentare i vestiti vuoti in azione, come se ci fossero dentro i corpi, (quasi a rappresentare in vece dell'uomo il suo spirito) accompagnati da volti molto realistici ridotti però a maschere appese. Altri elementi ricorrenti furono il filo spinato e i palloncini, in ricordo simbolico e costante delle vittime del nazifascismo. Il tutto immerso in un'atmosfera poetica leggera, fra scimpanzè, pupazzi, volatili ed altri animali. Il corpo umano ritorna solo oltre lo specchio oppure nelle figure sacre ma la sua ironia sfocia anche nella satira politica con dipinti come "la classe politica" o "le sorelle bandiera" e talvolta con svolazzante nota anticlericale non si esime dallo svuotare le vesti di preti o addirittura magistrati. La sua critica alla vacuità dell'uomo sembra non fermarsi di fronte a nulla. Mettendo allo stesso tempo in evidenza il fatto che non siamo fatti di sola materia. Produce migliaia e migliaia di quadri, approdando a diversi filoni: “la ricerca dell'identità” (in cui il vestito vuoto raccoglie la maschera da terra), “il povero Cristo” (in cui il vestito vuoto è appeso con il filo spinato a una croce) e “i desaparecidos” (in riferimento ai  dispersi politici dei regimi dell'Argentina e dell'America Latina). Nella maggior parte dei casi il paesaggio viene ridotto all'osso, praticamente ad una quinta teatrale (con riferimento alla poetica di Pirandello e per questo motivo talvolta viene identificato anche come un pittore metafisico) ma esistono casi in cui invece il paesaggio è praticamente iperreale e altri in cui anche gli edifici sono vuoti e le automobili senza le ruote. Il tutto risolto stilisticamente nella maniera più apollinea. Oltre a questo periodo pittorico principale elabora anche un'ampia ritrattistica, sia di personaggi pubblici ma soprattutto di personaggi locali della Brianza e italiani. Eccelle enormemente nel paesaggio, genere che però non ama particolarmente, arrivando a punte di iperrealismo pari ai più importanti colleghi americani suoi diretti contemporanei (penso a Richard Estes). Per quanto i paesaggi nella panoramica generale della sua opera non siano numerosissimi, egli ne dipinge molti, perché in totale dipinge un numero difficilmente ricostruibile di quadri e tutti di una complessità e finezza inarrivabile ai più. Solo per numero di opere avrebbe diritto ad essere collocato vicino a colleghi come Turner che è il pittore più importante del Regno Unito con le sue 14.000 opere note. Oltre alla pittura e al fumetto riesce incredibilmente a trovare il tempo di occuparsi marginalmente anche di illustrazione, producendo diverse copertine di libri e cataloghi, anche dipinte ad olio, mi viene in mente una collana di fantascienza di libri di Asimov. E abbraccia con gioia anche il livello locale proprio della città di Seregno a cui rimarrà per sempre legato sentimentalmente compiendo per diversi volumi de “il Seregn della Memoria” numerose illustrazioni a carboncino, a china e a mezza tinta, inerenti a fatti storici e di cronaca locale. Infatti eccelle davvero in ogni tecnica, ha una sua vena satirica ed è capace perfino di caricaturare. Più in generale produce acquerelli, tempere, acqueforti, litografie, serigrafie e disegni ma diciamo che il grosso della produzione sono gli oli su tela (numerosissimi), anche di grandi dimensioni e i fumetti, grazie ai quali diviene noto in Italia e all'estero, ancora più che per i quadri.

Dopo il 2004 (quando espose per l'ultima volta in una grande personale presso la Galleria Civica Ezio Mariani di Seregno, esordendo con un nuovo stile realista-mitomodernista) non tenne più mostre personali perché secondo lui "la crisi aveva reso non più professionale l'operazione a causa della scomparsa quasi totale dell'acquirente". Pur non smettendo di dipingere, continuò stancamente a disegnare fumetti. Nel 2015 ha ripreso a dipingere con lena rinnovata, ma purtroppo dopo aver affrontato anche qualche acciacco che l'età, ahimè, non fa mai mancare, nel 2017 la sua salute peggiora terribilmente fino al 2019. Muore a 83 anni stroncato da una polmonite riconducibile alle metastasi, a Cantù dove era ricoverato da un mese. Perfino nelle ultime ore di vita, sdraiato nel letto dell'ospedale sembra, con le mani, non volere smettere di dipingere e continua ad accennare alla parete che ha di fronte. In compenso se ne va felice di aver seminato qualcosa. Si riferisce al figlio Dario. Che già lo aiutò nei fumetti, ma che è molto ben dotato artisticamente anche come pittore! Al quale augura di incontrare anni molto meno difficili, nella via, comunque non facile dell'arte.

Dario Tuis
via A. Diaz, 16
22072 – Cermenate (Co)
+39 349 5329526

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